Orissa: pericolo bauxite per indigeni e foreste (by AmnestyInternational)

Lanjigarh, India, la minaccia arriva dallo "stagno di fango rosso"
Pubblicato il 03/06/2011 da Virginia by AmnestyInternational


La Vedanta e la sua miniera di bauxite a Lanjigarh, nello stato indiano dell'Orissa, non smettono di essere una minaccia per le 4-5000 famiglie che abitano in questa zona.
Mentre la discussa richiesta dell'azienda di ampliare la raffineria di bauxite è attualmente all'esame dell'Alta corte dell'Orissa, dopo che il ministero dell'Ambiente e delle Foreste, nell'ottobre del 2010 l'aveva respinta, sostenendo che il progetto aveva violato le leggi ambientali del paese, adesso è il deposito di rifiuti della raffineria a minare la salute di migliaia di persone, soprattutto in vista dell'imminente stagione dei monsoni.
Le piogge, infatti, potrebbero causare fuoriuscite dallo "stagno di fango rosso" mettendo a serio rischio la salute di queste persone.
Da questo "stagno di fango rosso", circa 28 ettari di residui tossici, compresi anche componenti radioattivi provenienti dal processo di raffinazione della bauxite, ci sono già state due fuoriuscite, come dimostra il video girato dagli abitanti del posto. Della loro pericolosità per la salute ne abbiamo già avuto prova lo scorso anno in Ungheria, quando stesse fuoriuscite, riversatesi nel Danubio, avevano causato morti, feriti gravi e danni ambientali.
La raffineria della Vedanta e lo stagno di fango rosso sono situati a solo un chilometro dal fiume Vamsadhara, la principale fonte d'acqua della regione; quattro villaggi sono molto vicini alla raffineria e altri otto sono a valle del fiume. Probabilmente è per questo motivo che ilComitato di controllo dell'inquinamento dello stato dell' Orissa ha, tra il 2007 e il 2009, sottolineato le sue preoccupazioni sul progetto dello stagno e sulla sua manutenzione, portando prove di fughe di acque reflue alcaline dallo stagno. L'11 maggio, ha visitato Lanjigarh per analizzare la situazione, ma non ha reso pubblici i risultati.
Intanto nei 12 villaggi, la gente teme per la propria salute; ha protestato per non aver ricevuto alcuna informazione né dal governo né dalla Vedanta sulle eventuali misure adottate per evitare ulteriori perdite. La compagnia ha anche negato che vi siano state fuoriuscite, anche se sembra che sia intervenuta sulle aree colpite.
Non siamo a conoscenza di tentativi fatti dalla compagnia per valutare il livello di contaminazione della terra e delle acque causata dalle fuoriuscite o per bonificare la aree danneggiate. Chiediamo, pertanto, alla Vedanta di smettere di riversare rifiuti nel bacino e chiarire quali misure intende adottare per evitare un potenziale disastro per le migliaia di famiglie che vivono nelle vicinanze.

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